Fuori dall’inverno

Le quattro magnolie della rue de la Visitation si sono caricate di fiori con il sole già caldo dei primi di marzo.

Grossi fiori di un colore rosa intenso, quasi violento così improvviso come è arrivato, hanno cominciato, da un giorno all’altro, a costringere i passanti distratti a concentrare completamente la propria attenzione sugli alberi, per il resto piuttosto anonimi e inosservati, della via. E insieme con l’orizzonte delimitato dagli alberi è un altro punto di vista che si apre anche a te: il cielo, di nuovo terso, luminoso; gli uccelli che cinguettano; il cambio di stagione imminente.

Al tempo di questa constatazione anche il ritmo rallenta, i tuoi passi diventano ponderati, lo sguardo resta orientato verso l’alto. Un breve cenno di assenso della testa, un mezzo sorriso strappato, l’occhio curioso, lucido, annunciano una certa soddisfazione, preludio della gioia di saperti di nuovo quasi uscito dall’inverno.

Ti fermi sotto alla prima pianta, all’angolo con la rue de Bertrand. Respiri l’aria ancora fresca per sentire se i fiori profumano, guardi i dettagli, i grossi petali che cominciano già a sfiorire su certi fiori, sono ancora freschi, setolosi, lucidi su altri. I boccioli di quelli non ancora aperti, più rosa ancora degli altri, i rami, ruvidi, quasi grigi, creano un contrasto di colore.

La rue de la Visitation è piena di gente che chiacchiera nei dehors dei bar, c’è un’aria conviviale d’attesa, come se tutti si fossero dati appuntamento ad aspettare l’equinozio insieme bevendo un thè.

«Dove sei stato negli ultimi giorni?» – ti chiedi – pensando che non ti sei accorto nemmeno dei primi segni delle magnolie. È un peccato non seguirle dall’inizio, durano così poco che ti senti stupido ad averne già perso vari giorni.

Sono settimane che non bazzichi il centro, giri preso da altre questioni, la testa bassa, a guardarti i piedi e riflettere. Non ti sei reso conto di niente, non hai sentito l’aria riscaldarsi, hai ancora addosso la giacca pesante, nonostante il piccolo sudore lungo la linea centrale della schiena. Non ricordi nemmeno più per quale ragione ti sia venuto in mente di passare di qua, ma poco importa, ora che l’hai fatto ogni ragione sarebbe buonissima: le magnolie ti ha fatto rallentare e tirare di nuovo il naso all’insù.

Ti prende un senso di euforia, di pienezza, così distante dal senso di angoscia che avevi qualche ora fa. Vorresti dirlo a tutti, chiamare ciascuno per ricordargli di non perdere nemmeno un’ora di più e andar subito ad approfittare delle magnolie, rallentare il ritmo e respirare profondamente dal naso, come cura contro lo stress.

Il tempo effimero delle magnolie, quello della gioia repentina della fine dell’inverno, durerà ancora almeno qualche giorno – se dio vuole, non c’è bisogno di affannarsi.

Osservi piano ognuno dei quattro alberi mentre cammini lungo la via. Su un paio deve batter meno il sole perché i fiori sono ancora tutti chiusi o appena aperti. Uno è quasi nascosto tra le tende dei locali limitrofi.

Passato l’ultimo albero ti sorprendi a fischiettare, pensi: «Quando i decolté delle ragazze diventeranno generosi, non nascondendo quasi più niente, allora sarà fatta… Ne saremo davvero fuori!» e continui a fischiettare con un sorriso complice.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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