L’amatriciana

Da ieri mattina non riesco a far altro che pensare a un grosso piatto di bucatini all’amatriciana fumanti e gustosi.
Carichi di peperoncino e per nulla parsimoniosi in ganciale profumato, affogano in un sugo grasso e buono, fanno venire l’acquolina in bocca.

Ore 8.13, la mia amica Anna, che ospito, esclama davanti al suo caffé e allo smartphone: “Oh… dio, un altro terremoto!”.
“Dove?”, faccio io, che alle notizie dei terremoti sono sensibile.
“Verso Amatrice… non so neanche dov’è…”

E io, che lo so dov’è, penso subito ai bucatini… è più forte di me.
Poi penso alla morale, con quelle associazioni di idee balzane della mattina presto.
Sì perché a dio non ci credo, ma alla Madre terra sì. L’invenzione di dio è servita a giustificare la morale, ma la Madre terra non ha morale e non giustifica nulla, né da nulla viene giustificata: è e basta.
Al di là del bene e del male, la terra trema. Fa molta paura quando succede: non puoi nemmeno reagire essendo buono e sperare che smetta. Puoi solo sperare che smetta trovandoti il posto che ti sembra più sicuro.

Penso ai bucatini sugosi con l’acquolina in bocca, al verde rigoglioso di Gantok, nel Sikkim a nord dell’India, dove ho vissuto il mio ultimo terremoto. Penso a L’Aquila, che è l’ultimo ricordo vivo, travagliato, che ho della morte. Agli zii di Rieti, agli amici di Ascoli, a quelli di Narni, quelli di Roma. Mi chiedo se si è sentito qualcosa a Bologna.
A tutti gli altri non penso.
Poi mi restano ancora in testa solo i bucatini… Magari sabato vado in cerca di una pancetta abbastanza buona da farmi credere al guanciale, compro la passata rustica della Biocoop, che viene dall’Italia, e cerco al mercato qualcuno che venda bucatini. Magari…
Spolvero tutto con il pepe indiano, aggiungo molto peperoncino siciliano e…

Che peccato però. Tutte quelle macerie…

Annunci

Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: