Sognando il mare di Dakar

Dakar sulla cartina del Senegal sembra costruita su una punta di terra che si mette nel mare, esposta rispetto alla costa e emergente come una fortezza d’avvistamento.
Dicono che a Dakar ci sia spesso vento. Quando questo succede può diventare dura perché il vento alza la sabbia e sibila tra i palazzoni della città. Si è costretti a ripararsi dove si può per non ritrovarsi con le labbra e la pelle secca, gli occhi aggrediti dalla sabbia.

Non sono mai stata a Dakar, ma il mare deve essere così bello visto dalla punta…
Selvaggio, aperto, sconfinato. Lo immagino così.

Lo immagino quando parlo con Dakar su skype il martedì pomeriggio e non si sente altro che il vento certi giorni d’inverno.
Il vento e i martelli pneumatici dei lavori sempre rigorosamente in corso.
Parlo con i miei colleghi e immagino il mare, così violentemente mosso dal vento forte.
La sabbia che si solleva in nugoli regolari sulla spiaggia di Dakar.
Sogno i campi coltivati, non lontani dalla spiaggia e una arena bianchissima, bagnata dal mare blu intenso con la spuma bianchissima.
E gli uccelli che starnazzano spartendosi il loro bottino di pesce thiof.

Thiof, che è anche un modo per dire “bel ragazzo” in wolof, la lingua locale più parlata.
Imparo a dire “buongiorno”, scopro che, anche se grammaticalmente corretta, la formula per dire che non si sta bene non si usa: stanno sempre tutti bene a Dakar! O in ogni modo pensano che dire che si sta bene faccia girare il vento verso la buona sorte e, al contrario, dire che non si sta bene porti male.
Imparo a dire “buonasera” e sogno il tramonto sul mare di Dakar.
Il sole si perde senz’altro sulla linea che divide il mare dal cielo, sciogliendosi nell’acqua in tinte d’arancio, rosso, viola, rosa.
Gli uccelli si calmano, planano dolcemente o camminano sulla spiaggia, cercando resti di cibo.

E guardo il sole dell’Africa negli occhi teneri e sorridenti del mio thiof, lo immagino bambino a correre sulla spiaggia di Dakar, non lontano dalla casa dove sua mamma prepara lo yassa di pollo e dai campi dove suo padre coltiva la terra.

Poi non sogno più il mare di Dakar.
Ci andrò con lui a Dakar, a guardare il tramonto sulla spiaggia mentre l’odore dello yassa di sua madre, infarcito delle verdure di suo padre, ci stuzzica l’appetito.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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