Esser gatto

Coda dritta, zampe silenziose, si levano, una dopo l’altra, nell’aria delicatamente, piano, prima di riposarsi con eleganza, una di seguito all’altra, per avvicinarti, ispezionare, cercare di capire pur da una certa distanza.

Diffidenza. Orecchie alzate, occhi spalancati, grosse pupille gialle nel buio, a penetrare l’oscurità. Scrutare. Mettere in moto l’istinto. Tutta questione di sentirlo. Intuizione.

Andarci.
Ma con cautela, un finto snobismo.
Mica ci si potranno poi bagnare le zampe?
Guai.
Cammini con una leggera ondulazione delle zampe dietro, la coda sempre dritta. Nonchalance, come non ti interessasse.
Cinismo ostentato: tu hai molto di meglio da fare, per chi ti hanno preso?

Annusi.
E se si accorgono che ti interessa?
No, non si accorgono.
Annusi di nuovo.
Mmm.
Abbassi la coda. Appena un po’, mica scherzi.
Altri due passi delicati, le zampe eleganti, si levano nell’aria, una dopo l’altra, di seguito all’altra, si posano.
La coda si muove tuo malgrado.

Ronron.
Ma che fai, dai!
Ancora due passi, non sai nemmeno più se sono eleganti oppure no. Della delicatezza hai perso nozione.
Ronronrooon.

Il dorso inarcato, come una domanda senza chiedere.
La coda si muove, si muove.
Le zampe ti mandano in tutti i sensi.
Ronronronronronrooon.

Ti sfiorano la coda e quella si scosta, di scatto. Che credono? Ci vuole ben altro per conquistarti, ben altro!
Il dorso si inarca, la coda penzola, prende una linea semicircolare, fa su e giù. Le zampe corrono. Trotterelli qui e lì come impazzito, il ritegno non lo trovi più.
Ronronronronronrooon ronronronronronrooon

La prima carezza ti prende di sorpresa tra le orecchie.
Non capisci più niente. La coda va da tutte le parti. La testa si butta in avanti. Le zampe non sanno più dove andare.
Miaoooouuuwwwww
Ma nooo, che fai?
Ti accarezzano di nuovo e ti ci butti contro di testa.
Ronronronronronrooon

Miaooouuuwww
La terza, la quarta, la quinta, la centesima carezza, non le conti più…
Ti butti per terra. Non sai come riesci a non dimenticare l’eleganza. Non sia mai dicano che ti sei lasciato andare volgarmente senza controllo. Delicatamente levi le zampe, mostri la tua macchia bianca, così intima, così tua, al centro del petto.
Ronronron ronronron ronronron
Butti la testa indietro e rilassi tutto.

Speri solo che non finisca mai più, mai più. Mai più. Maooouuuu piùùùù.
Ronronron ronronron ronronron

Ma finisce sempre.

Ti rialzi con nonchalance in frettissima. Ti scrolli piano, impercettibile scossa del dorso, lieve vibrazione inosservabile della coda.
Abbassi le orecchie, metti su l’aria di sufficienza, rialzi la coda, le zampe eleganti, si levano delicatamente, una dopo l’altra, una di seguito all’altra si allontanano piano.
Snobismo. Tzè.
Cinismo.

Sì sì, bravi! Ci avete creduto!
Ma era solo per vedere se eravate attenti, eh!

E ti allontani. Le palle giallissime che squarciano la notte. Istinto a fior di pelle. Zampa impeccabilmente elegante.
Questione di stile, soprattutto.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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