La scrittura come illusione

Da Circolo 16.

Quando la lettura era un rifugio, la scrittura è venuta ad accompagnarla per creare altri mondi possibili, altri rifugi in cui scappare all’occorrenza; un immaginario fatto di forme, colori, odori, sapori, inventati dalla mia fantasia per essere un’alternativa al mio quotidiano.
Un amico caro mi ci invogliò, il Diario di Anna Frank mi diede l’idea della forma che la mia scrittura avrebbe preso, la professoressa di italiano delle medie mi diede spunti e mi incoraggiò.
Scrivere era anche svuotare la testa di tutti quei pensieri senza briglie che correvano scomposti come cavalli imbizzarriti nella mia testa. Trovare pace, metter di nuovo silenzio, ricongiungersi con il mio io più profondo, una volta scaricato quel fiume travolgente di parole incontrollate. Scrivere era vitale per resistere. Era il luogo privilegiato e solitario dove tutto diventava possibile, anche spiegare le ali e partire.
Ma la scrittura diventò vera necessità quando partii davvero e non in volo sulle mie ali, ma su un aereo Lufthansa che mi portava per sei mesi in Argentina, alla tenera età di diciassette anni. Scrissi senza sosta, tutto quel che veniva in tutte le forme che la mia immaginazione poteva concepire: lettere, mail, diari, annotazioni, piccole poesie, pensieri, racconti di viaggio o di vita, la prima prova di testo lungo compiuto.
Con un estratto di quel testo vinsi, al mio ritorno, il premio letterario del liceo, ottenendo il primo posto all’unanimità e senza discussione. Seppi che scrivevo in un modo che piaceva e appassionava, ma non riuscii a darmene licenza e fiducia. Qualcosa si bloccò sulla scrittura da far leggere, ma il flusso rimase aperto con la scrittura intima, nelle lettere e sui miei diari. Li conservo tutti da ventidue anni… non li ho mai riletti, ma penso succederà presto.
La scrittura, mi auguro, troverà il modo di farsi bella, vestirsi da sera e uscire di nuovo allo scoperto. Adesso che sì, certo, gliene darei fiducia e licenza. Senza illusioni. In questo mondo possible qui; non in un altro, immaginario.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

  1. Se pubblicherai un libro voglio essere la prima a saperlo.

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  2. Affare fatto! 😉

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  3. Pingback: Curarsi con la scrittura | scaglie

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