Luna rossa di Miranda Gray

Luna rossa è un libro di Miranda Gray sulla natura ciclica della donna che mi piacerebbe gli uomini leggessero. Nel libro vengono fornite una serie di immagini archetipiche del femminile e delle fasi del ciclo, insieme a vari esercizi che dovrebbero aumentare la sensibilità delle donne e la consapevolezza che hanno di questa loro natura. Il mio primo istinto, come dicevo, sarebbe quello di consigliarlo (anche) agli uomini, proverò a spiegare perché.

Una donna è ciclica, argomenta il libro, in un mondo costruito secondo un modello dominante maschile lineare – spenderò due parole più tardi sul perché non amo la parola ‘dominante’ in questo genere di argomentazioni. Una donna, quindi, si trova di fronte al difficile compito di conformarsi ad un modo di vivere spesso noncurante della sua natura, crescendo in un mondo che dimentica, educandola, di fornirle tutto il sapere tradizionale relativo alle fasi del ciclo. Finché tutto va bene, nessuno si accorge di niente – compresa lei stessa – ma quando la donna non ce la fa più, per qualunque ragione questo avvenga e con qualunque sintomo, cominciano i problemi. Prima di tutto per lei personalmente, ma – e qui viene il mio punto di vista – anche per chi le sta intorno.

Cercando di tralasciare – nonostante questo sia pressoché impossibile – il cliché del “ha le sue cose”, chiunque porti un minimo di attenzione agli esseri che lo circondano si sarà accorto che le reazioni di una donna a determinati eventi non sono sempre le stesse secondo il momento in cui questi avvengono. Se questo fatto è in parte vero anche per un uomo, secondo il momento che egli sta vivendo, il fenomeno è di mille volte amplificato in una donna. Parole su parole si sono spese per descrivere – la maggior parte delle volte in maniera del tutto superficiale – come la donna sia intrattabile e incomprensibile agli occhi dell’uomo durante la sua fase premestruale e durante le mestruazioni.
Un’immagine geometrica mi sembra particolarmente adatta a descrivere la situazione. Un cerchio (la donna) è toccato da una retta tangente (l’uomo). Il cerchio rotola nella sua ciclicità e la tangente ne tocca la circonferenza lungo un segmento più o meno lungo – anche l’uomo infatti cambia inclinazione! – a seconda del momento. Quando il segmento è il più piccolo possibile nasce l’incomprensione, che diventa spesso intrattabilità.
Questa è allora la prima ragione per cui consiglio la lettura di La luna rossa agli uomini: sapere in che momento esatto la tangente si distanzia dalla circonferenza non sarà risolutivo, ma di certo aiuta! Al di là della lettura del libro, scritto tral’altro per un pubblico americano, non sempre fruibile nell’insieme e davvero molto orientato al femminile, un più generale invito ad interessarsi alla natura ciclica delle donne nasce dall’idea che, se si vuole conoscere davvero il mondo femminile con qualche speranza di capirne qualcosa, cominciare da una maggior coscienza e conoscenza del ciclo delle donne vicine è davvero un buon punto di partenza. Il libro di Miranda Gray, purtroppo, è una delle poche fonti d’informazione che si trovino sull’argomento e in questo senso è una risorsa importante.
Ma c’è una seconda ragione per cui mi rivolgo agli uomini. Penso, come donna, che stia alle donne il compito di conoscere il proprio modo di essere e di funzionare, così come la responsabilità di farsi conoscere informandone gli uomini o le altre donne che non hanno ancora fatto lo stesso cammino. Ma, sempre come donna, mi pare che il compito sia dei più ardui. Di per sé non è facile conoscere se stessi in generale e ancor meno quando il sentiero di questa conoscenza è lastricato di momenti di malessere fisico o psicologico, ma inoltre, nel caso degli aspetti meno logico-razionali del femminile, la società – e purtroppo, mi duole immensamente notarlo, in testa a questa principalmente le donne – rema palesemente contro. La lotta rischia a tratti di essere insostenibile per una donna da sola. Un uomo che le sta accanto ha un vantaggio: può porsi rispetto a lei in termini di osservatore oggettivo ed esterno e accompagnarla nell’osservazione di sé.
Le mie ipotesi sono due. In primo luogo, le donne, se sono uomini di cui esse si fidano a far notare loro alcuni atteggiamenti e modi di funzionamento, mostrando di interessarsi a questi senza condannarli, magari impareranno più facilmente a permetterseli e accettarli come naturali. In secondo luogo, gli uomini potrebbero trovare una maniera interessante, personalmente e collettivamente, per conoscere maggiormente le donne riscattando al tempo stesso la loro scomodissima posizione di “maschi dominanti”, appunto.
Vengo allora alla parola ‘dominante’. L’idea, promossa per anni da lotte più o meno femministe, che la società fosse costruita, per colpa esclusiva degli uomini, secondo un modello maschilista uomo dominante-donna sottomessa ha creato, a mio avviso, due conseguenze delle più nefaste. Da una parte le donne si sono spesso emancipate al prezzo, direi troppo caro, di non ascoltare più la loro natura cercando di assomigliare il più possibile agli uomini, dall’altro, qualunque uomo dotato di un minimo di sensibilità si trova costretto a fare i conti con l’espiazione della colpa del suo supposto essere maschio dominante. Morale della storia: entrambi i sessi, in questo eterno dualismo, senza assumere completamente le proprie responsabilità fino in fondo – le donne ritenendo di non aver responsabilità nella conservazione di un modello maschile dominante, gli uomini restando ciechi all’idea che l’emancipazione delle donne fosse un’ottima cosa anche per loro – si sono indeboliti fortemente senza trovare una soluzione comune e accettabile per tutti che, senza esser femminista o maschilista, fosse semplicemente “umana”, se mi si concede l’uso del termine. Per riprendere Camus, è come se la donna in rivolta, così come l’uomo in rivolta, non fosse mai riuscita a trasformare la sua rivolta in vera rivoluzione. Tanto l’uomo quanto la donna restano allora ancor semplicemente alla ricerca di se stessi, prima ancora di essere alla vera ricerca uno dell’altra.
Per questa ragione, dunque, e per tutti – almeno così mi pare – interessarsi alla ciclicità della donna potrebbe diventare un (bel) modo di prendere la responsabilità, insieme, per la creazione di una soluzione comune e, perché no, per ripensare la società non in chiave principalmente lineare o ciclica, ma in chiave geometrica: tutti i cerchi possono rotolare liberi e le rette tangenti avvicinarsi e restare in contatto liberamente per il segmento che a entrambi conviene.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

  1. Pingback: La luna rossa | parliamoneassieme

  2. Pingback: La fragilità nascosta delle donne | scaglie

  3. Interessante la tua disamina di come uomo e donna si siano evoluti e contrapposti fino ad oggi senza risolvere le reciproche conflittualità. Ne condivido ogni parola, e a questo punto metto in lista anche il libro della Gray.

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    • Mi fa piacere se hai trovato spunti interessanti. Il libro, come dicevo, anche se molto interessante nei contenuti e fondamentalmente una buona lettura secondo me potrebbe esser scritto meglio. Ha inoltre la tendenza, molto pragmaticamente americana, a dare esercizi concreti da fare piuttosto che cercare delle spiegazioni. Purtroppo per farsi una cultura seria sull’argomento bisogna leggere una decina di libri, tutti ottimi per un aspetto ma mai completi sugli altri… Mi piacerebbe farne una sintesi appena avrò finito le letture. Vedremo…

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