E se la sindrome fosse naturale?

Sindrome. Questa parola non mi piace, c’è qualcosa di sordido nel suo utilizzo, soprattutto quando si trova accanto a premestruale.
‘Sindrome’ – dice la definizione della Treccani – è un termine principalmente medico che definisce l’apparizione di sintomi, spesso non meglio definiti, associati ad una o più malattie. La cosa più rilevante sembra essere comunque il riferimento ad uno stato di malattia, dunque non naturale, del corpo umano.
Avere “sintomi” prima delle mestruazioni è quindi una “malattia”? La domanda sorge spontanea.
La risposta dal mio punto di vista è no, anzi «No!», ma la seconda domanda sorge spontanea: allora perché si chiama “sindrome” premestruale?
La risposta a questa seconda domanda pare più controversa, ma cominciamo dal principio.
Le definizioni “ufficiali” – tra virgolette perché mi pare che il privilegio dell’ufficialità su questi temi non possa che spettare al corpo di ciascuna donna e alle sue sensazioni – parlano effettivamente di una sorte di malattia (o malattie?) con sintomi poco chiari, non chiaramente definibili o classificabili e soprattutto tendenzialmente non guaribile: la cura più consigliata è semplicemente il ricorso alla pillola anticoncezionale o ai FANS, antinfiammatori non steroidei. A questa – per altro non ben spiegata perché raramente il medico o il farmacista informano sull’uso corretto dei FANS e le differenze tra i vari tipi che ne esistono in commercio, in termini di efficacia ed emivita del farmaco – si aggiungono consigli generici anche piuttosto buoni, per esempio fare regolarmente sport per ridurre lo stress e avere un’alimentazione sana, ma che poco hanno a che vedere direttamente con le vere cause della cosiddetta sindrome. Anche la descrizione delle cause sembra piuttosto una descrizione di ulteriori sintomi – per esempio la carenza di magnesio o vitamine – dovuti ad altre cause del tutto ignote.
Quello che una donna finisce per sentirsi dire da medici e ginecologi è spesso che non c’è nulla da fare, a parte prendere costantemente farmaci: la sua sofferenza deve esser considerata una peculiarità dell’esser donna, o meglio della maniera di essere di alcune donne: purtroppo non si ha avuto fortuna e si è capitate nel sottoinsieme sbagliato.
Ecco, qui sta l’aspetto sordido della questione: il fatalismo. Per me ‘sindrome’ in questo caso è una parola fatalista.
Per fortuna, cercando, si possono trovare risposte diverse, più realiste, più vicine alle donne, più in grado di aiutarle a stare finalmente bene.
La cosiddetta “sindrome” premestruale è un periodo naturale del ciclo della donna che, a voler fare un paragone – tutt’altro che azzardato – con il ciclo lunare, corrisponde alla sparizione della luna prima dell’inizio di un nuovo ciclo. La donna, come la luna, avrebbe bisogno di qualcosa di simile ad una sparizione: un momento di ritiro, calma, riposo, spiritualità e introspezione, in cui non esser disturbata da sollecitazioni esterne. In questo senso tutte le donne con un ciclo regolare hanno una “sindrome” di questo tipo, in quanto passano per questa fase ormonale prima di avere le mestruazioni. La differenza tra donna e donna è la reazione del corpo e della mente a questo stato naturale. Spesso la reazione – guidata dalla società, dall’educazione, dalla paura del giudizio esterno – spinge le donne a rifiutarlo inconsciamente, mettendosi contro alla propria energia naturale invece di sfruttarne il pieno potenziale vitale. Questa è più probabilmente la causa del malessere di alcune donne.
Esistono sempre più iniziative, libri, corsi, informazioni che aiutano le donne a prendere coscienza della loro natura ciclica piuttosto che lineare, riconoscendone le analogie con il ciclo lunare, attraverso i miti e gli archetipi del passato, ampiamente utilizzati nelle società più tradizionali. Cito, a titolo di esempio, La luna nel grembo oppure La luna rossa. Forse piano piano le cose cominciano lentamente a cambiare. Ce lo auguriamo.
In ogni modo non esiste nessuna “sindrome”. Si dice invece – ma ne riparleremo presto – che durante la fase premestruale la donna sia più creativa e dotata, specie per la scrittura, di finezza e sensibilità particolari. Non tutto il male vien per nuocere.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

  1. Bel post di riflessione contro i luoghi comuni, soprattutto quando dici che la donna, come la luna, avrebbe bisogno di qualcosa di simile ad una sparizione: un momento di ritiro, calma, riposo, spiritualità e introspezione, in cui non esser disturbata da sollecitazioni esterne.

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