Perché scrivere di sessualità

Mi chiedevo se fossi in grado di scrivere di sessualità. Sopra ogni cosa ero preoccupata di non essere all’altezza e avevo paura di finire per scrivere, senza per forza rendermene conto, parole superficiali che banalizzassero il tema ed andassero semplicemente ad aggiungersi al marasma informe e assolutamente ininteressante del world wide web.
Non che adesso abbia meno dubbi o timori e, anzi, questi si sono semmai accresciuti ed esacerbati alla constatazione di quanti si sono prodigati nello scrivere di questi temi, su testate e riviste anche rispettabilissime, senza – almeno a mio modesto parere – riuscire a “parlarne” davvero. Tuttavia, un lungo (lunghissimo) giro attraverso il web, mi ha convinto che una voce in capitolo – si spera intelligente – potevo averla. Non si tratta tanto di quel che potrei apportare io, ma soprattutto di quello di cui, almeno io, sento una mancanza incommensurabile leggendo qui e lì quel che si trova disponibile attualmente. Manca qualcuno che affronti il tema direttamente e senza scorciatoie, rivolgendosi alle donne e uomini di questo mondo parlando loro di se stesso, di noi, di loro, insomma, della sessualità umana senza preamboli, inutili e spesso superficialissime, quando non nocive, digressioni.
Tra quelli che si pretendono “scientificamente supportati” dai dati mentre si chiedono se il pene dei gay sia davvero più lungo, (senz’altro! Come mai non ce l’eravamo chiesto prima? Questa è appassionante, sono sicura che nell’articolo ci sono un sacco di dati verificatissimi, ma ho rifiutato per principio di leggerlo e comunque – diciamocelo, donne – da domani tutte in cerca del partner gay che abbia voglia di esperienze etero, no? In mancanza di senegalesi immediatamente disponibili…), quelli che fanno “scoperte” straordinarie e inaspettatissime affermando che la sessualità maschile è anche mentale (ma noooo… ma dai!?! Ma questi giornalisti li pagano??? Spero di no!) e quelli che danno consigli – chiaramente non chiesti e quasi sempre in x semplici mosse – tipo le regole d’oro per l’amplesso perfetto (Le regole d’oro??? L’amplesso perfetto??? Ma chi le ha decise queste cose?) oppure quelle per sapere se sei gay in 17 passaggi (illustrati) (what the ultrafucking fuck??? Ditemi – ve ne prego – che è uno scherzo e la battuta gli è riuscita male, io ci voglio credere), o ancora quelle paternaliste che elucidano il perché non vieni ogni volta che fai sesso e descrivono 7 punti essenziali per garantire l’orgasmo alle donne (di cui gli uomini sono evidentemente ignari), direi che il quadro è completo e non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti.
Ciò che mi fa invece proprio arrabbiare sono quelli e – purtroppo ben più spesso – quelle che fingono una certa apertura parlando di temi sedicenti “tabù” ma nascondendo tra le righe una visione così stereotipata e tradizionalista della donna che è difficile non indignarsene. È quel che è successo a me leggendo questo articolo che spiega alle donne come convincere il proprio partner a dedicarsi più spesso al sesso orale. Tralasciando l’uso di termini eufemistici tipo “là sotto” o “laggiù” (ma di che stiamo parlando esattamente???), il climax viene raggiunto quando si ripete più volte, in termini diversi, che una “buona” (!!) vagina va “igienizzata” (eh??? Una parola più “sporca” non s’è mai sentita!), come se si insinuasse che le donne a cui l’articolo si rivolge non si lavino abbastanza oppure gli odori – mon dieu – fossero il vero, innominato, tabù della storia. Non so voi, ma io mi sono offesa.
E questa è soltanto una selezione del meglio, vi risparmio “Sesso, droga e pastorizia”, “Erezioni dure come pietra” e le posizioni che favoriscono senz’altro l’orgasmo femminile (ma alle donne è stato chiesto? Ovviamente non è chiaro), vale a dire l’ape, l’incudine, l’elefante, la forbice… Non metto i link per pudore e senso della dignità, ma sono tutte storie vere, usare il vostro motore di ricerca preferito per credere, declino ogni responsabilità!
Con questo non voglio dire che sarò io a scrivere qualcosa di rivoluzionario e finalmente sensazionale. Credo anzi si tratterà di un lavoraccio il cui sentiero sarà lastricatissimo di dubbi, insicurezze e paure nel trattare un tema che considero serissimo con il dovuto rigore, l’onestà e la documentazione necessarie. Mi sono convinta però che, data la desolazione esistente, nel provare a dare un contributo che cercasse di andare in un altro senso, non solo non ci fosse niente da perdere, ma probabilmente sarei riuscita a scrivere qualcosa che fosse quantomeno non peggiore dei contributi attuali.
Per completezza segnalo come luoghi relativamente affidabili sul tema – e spero sia una lista ulteriormente alimentabile, magari con l’aiuto di qualche lettore – il blog di Ayzad, in cui si parla di sessualità alternative e il blog di Chiara Simonelli su L’Espresso, in cui si cerca di essere seri e non parlare troppo a vanvera.
Per i francofoni segnalo invece Le cabinet de curiosité féminine, un blog con molti autori che si rivolge alle donne in maniera intelligente e riflettuta.
In ambito anglofono esistono molti blog, ma mi riservo di tornarci su più tardi concretamente. Nel frattempo, Wired presenta questa selezione di link.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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