Il rdv alla banca

Gli insistenti e ripetuti tentativi di contatto della dame della banca non la smetteranno di finire registrati nella segreteria telefonica del tuo telefono. Al quarto messaggio in quattro settimane diventa una certezza. Vuole assolutamente esser richiamata per fissare un rendez-vous «e consigliarla riguardo ai suoi progetti di risparmio per il futuro».
In questo modo, da quattro settimane, ti butta violentemente dentro alla lotta per tralasciare la forte matrice esistenziale della questione, dimenticare la tua incrollabile insicurezza sul futuro, insieme ai ragionevoli dubbi su cosa sarà della tua vita, non soltanto nei prossimi anni (decenni?), termini nei quali pretenderebbe di spingerti a ragionare lei, ma anche solo nelle prossime ore di questa medesima giornata.
Tu però resti inerme, non hai la forza di difenderti. Scegli piuttosto un modo per prenderla in ridere, il che finisce per risultare in un’ottima, seppur del tutto inconsapevole, strategia difensiva.
La quinta settimana allora rispondi e prendi appuntamento per un giorno in cui hai al massimo 45 minuti da spendere in compagnia della dame. Così, ti dici, almeno non si perderà troppo tempo.
Il giorno dell’appuntamento sei in forma. Di buon umore e mediamente allegro, decidi di divertirti e giocare il gioco. Indossi il migliore dei tuoi sorrisi e gli abiti del cittadino del mondo. Scopo ultimo: dissuadere la dame, non soltanto dall’idea di farti sottoscrivere seduta stante qualunque cosa abbia in testa di proporti, ma anche, e sopra ogni cosa, dalla possibilità di ogni qualsivoglia tentativo di ricontattarti in futuro.
Ti scrolli le spalle, mentre aspetti nell’atrio, con il gesto dell’atleta che sta per entrare in campo e cerca di riscaldarsi. Sorridi di te stesso e di quanto ti secca esser costretto a recitare a quel modo, ma all’istante di quest’ultimo pensiero la dame esce dal suo ufficio, il suo profumo dolciastro ti invade in una sol zaffata, hai soltanto il tempo di espirare l’aria che avevi inspirato scrollando le spalle e sei catapultato in scena.
Unghia ricostituita, laccata bianca, capello ossigenato e una visibile tensione che si ripresenta, come un tic, ad ogni cambio d’espressione del viso, all’altezza dello zigomo destro, la dame ti si configura di fronte dal primo istante come un notevole personaggio. Senza contare la mania, cui evidentemente non rinuncia di fronte ai clienti, di dialogare ad alta voce con gli oggetti che occupano la sua scrivania e la innervosiscono perché non sa farli funzionare: la stampante, il computer, la puntatrice. Una sorta di macchietta, cartone animato di se stessa, ti fa piacevolmente pensare a Volere volare per tutto il resto del rdv.
«Ci sono tre fattori per i quali vale la pena prevedere un piano di risparmio», ti spiega come se ripetesse la lezione di prima elementare, imparata a memoria la sera prima. Mentre spiega disegna tre cerchi e li annota di tutto quello che dice.
«Primo, un fondo cassa per le spese impreviste.»
Ma quello ce l’hai in Italia, glielo fai presente da subito. Prova a convincerti che l’opzione prevista dalla sua banca – rabbrividisci a quel nostra che la dame pronuncia davanti a banca come se dentro al suo ufficio si sentisse di casa – è migliore di quella prevista dalla tua, ma non ci riesce e desiste quasi subito.
«Secondo, un piano di acquisto per la casa.»
Ma tu – e qui ti autorizzi a prender l’aria eterea e distratta, trasandata e on-the-road, del vero viaggiatore incallito, senza rimorsi né rimpianti – conti di lasciare presto il tuo lavoro, abbandonare tutto e partire, per chissà dove, per chi può dire quanto tempo, meglio considerare che sia per sempre. Lei ti guarda interdetta: questo proprio non se lo aspettava, soprattutto non da un ingénieur cadre con il contratto a tempo indeterminato e lo stipendio alto che entra nel conto in maniera regolare da quasi tre anni. No, proprio non torna con le categorie di base della società, soprattutto di quella francese.
Mentre questi pensieri si fanno e disfano visibilmente nei suoi occhi, tu cominci a prender gusto alla recita del tuo personaggio senza legami né valori di stabilità e sicurezza. Restare è l’unica cosa che ti preme davvero, in realtà, un centro di gravità permanente quel che ti ci vorrebbe di più al mondo in questo momento, ma sembra chiaro che non sarà alla Banque postale, soprattutto non in compagnia della dame, che lo troverai, quindi tanto vale prendere la sit-com a scherzo e riderci su.
«Terzo…», piccola pausa per dare pathos all’ultima residua chance di convincerti a sottoscrivere qualcosa, «…la vita.»
Alla tua faccia interrogativa, quantomai prevista dalla strategia del pathos – te ne rendi conto soltanto dopo averla involontariamente assecondata – la dame comincia a blaterare parole intorno a un’eventuale assicurazione sulla vita, sottoscrizione alla quale dovresti certo riflettere seriamente nel caso tu fossi una persona davvero coscienziosa. A quel punto però già non l’ascolti più: la tua testa è stata completamente assorbita dalla scena che si produrrebbe certamente in Italia se in un contesto simile l’impiegato della banca osasse suggerire al suo cliente che questi potrebbe ben presto morire. Mentre sorridi con te stesso preso da immagini di corna fatte scivolare con nonchalance sotto il tavolo, sfioramenti fugaci di superfici in ferro e finti, quanto rapidi, tentativi di far passare un rovistamento di parti intime maschili per un’innocente grattatina di servizio, la dame raggiunge il climax della sua spassosissima comicità. Il tuo senso del burlesco, alimentato dall’assurdità della farsa a cui partecipi, segue proporzionalmente il climax comico e devi addirittura fare uno sforzo per trattenerti dallo scoppiare in una fragorosa risata a bocca aperta e pieni denti, quando, seria come di certo non lo è stata mai, ti dice: «Perché sa… lei… inoltre… ha anche il rimpatrio e… sono soldi!»
Trattenendo il riso a denti stretti, sperando che non si accorga che tutto il tuo sguardo è stato immediatamente invaso dall’onda di improvvisa ilarità che ti ha colto a questa sua ultima frase, le dici, serio per quanto ti riesce, che ci rifletterai in tutta coscienza e preferisci studiarti l’opuscolo a casa e prendere le tue decisioni a mente fredda.
Allo stesso tempo ti immagini morto, avvolto in un lenzuolo bianco e gettato dai tuoi cari, raccolti semplicemente intorno al tuo cadavere, giù da una scogliera della costa bretone e trovi l’immagine conveniente ed epica quanto basta per una vita degna di esser stata vissuta come la tua.
Poi rifletti un minuto di più, mentre ti riprendi dalla fortissima tentazione di ridere, e ti dici che, evidentemente, pensare all’idea di utilizzare il fondo di cui al punto primo per il tuo rimpatrio e funerale risulta un esercizio logico troppo complicato per la dame, il cui zigomo destro non la smette di traballare in preda agli spasmi e la lingua è rimasta incredibilmente senza argomentazioni.
La lasci stremata e, ringraziandola molto per l’illuminante rdv, le dici: «Arrivederla!» con un sorriso dei più plastici e cordiali, ormai certo che non vi rivedrete mai più.
Sei fuori dalla banca 28 minuti soltanto dopo esserci entrato e, soddisfatto di te, mentre sistemi nella borsa i dépliants, i prospetti informativi e soprattutto il foglio con i tre cerchi, che ti sei fatto fotocopiare al solo scopo di riderci insieme agli amici più tardi, pensi soltanto una cosa: «ogni scrittore dovrebbe passare parte del suo tempo a incontrare personaggi di cotanta caratura: cavoli se ne fanno di storie!» e te ne vai via sorridendo delle tue riscoperte e – a questo punto – promettenti capacità di attore.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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