L’errore di Descartes

Grosse, calde sorsate di tè scendono lungo le pareti dell’esofago dapprima, dello stomaco poi e arrivano infine all’intestino.
Un corpo in cerca di calore, lo trova dove può, dove riesce, quando riesce. È una questione di sopravvivenza.
Il tè è meglio di niente.
D’estate i benefici ne paiono più effimeri, ma nelle sere d’inverno la loro efficacia si presenta come un’evidenza.
Le viscere si contorcono leggermente al passaggio del liquido caldo. Una sensazione di tubi che si dilatano, soffrendo quasi impercettibilmente della deformazione temporanea, precede quella del subbuglio nel basso ventre.
Voglia di fare la cacca.
L’intestino reagisce sempre per primo, a volerlo sentire. Ha dei riflessi decisamente più rapidi e attivi di quelli della testa, ma soprattutto sono i suoi meccanismi ad essere più affidabili. Le connessioni sono lineari e univoche, corrispondenza diretta 1 a 1, sensazione-significato.
Tutta colpa di Descartes che avrebbe dovuto dire piuttosto: «riconosco i segnali della mia attività intestinale, quindi sono».
Purtroppo non è andata così e, nella lotta per provare ad esistere, l’uomo è costretto a continuare ancora a cogitare molto a lungo e molto ma molto prima di riuscire finalmente ad essere. E nessuno che si occupi davvero dei propri – importantissimi, fondamentali, vitali – umori intestinali…
Si ingannava Descartes, ma che vuoi farci… a volte il mondo si prende certe sbandate… poi tutti dietro per secoli…
Non resta che cogitare, sorseggiando tè ad ampie, avide sorsate, sperando di trovare un po’ di calore.
Si cogita convinti che la soluzione stia nel rigirarsi i pensieri a raffica nella testa, come uno shaker da cocktail: se gli ingredienti son buoni e li shakeri bene, allora il cocktail sarà sempre buono…
Mah…
Scettici, restiamo scettici.
Sembra piuttosto un’attività da criceti, a correre all’impazzata dietro a un’idea. Non è più pensare, non è riflettere, non è ragionare.
Cogito, ergo cricetum sum.
Ebbravo Descartes… bella trovata! Complimenti!
Grazie…

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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