Épicerie, un tè, pomeriggio

(primo ottobre)

Parole. Più ne scrivi più scivolano leggere. Più le accumuli più scorrono libere. Il foglio. La carta, la penna che corre veloce, l’inchiostro che si usa, poi finisce, poi ne compri un’altra, poi ti metti il tappino in bocca, poi rifletti un secondo, poi continui. E le lasci andare, le fai uscire, non le freni, non vuoi, no, non è giusto. Emozioni. Le maledette emozioni. Se non ci sono loro non ci sono buone parole. Non sei soddisfatta. Se non ci sono le emozioni non funziona, non fluisce, non fuoriesce, non fende, non arriva dove deve arrivare. Ma dove deve arrivare? Ah… boh… ma io che ne so? L’importante è che arrivi. Ecco sì. DEVE arrivare. Allora quando si deve arrivare è meglio arrivare più presto che tardi e allora scrivi, scrivi che non lo sai neanche te cosa. Vai… la penna, la lasci andare, poi hai male alla mano, ma non importa, è come quando fai gli esercizi di chitarra: fa male, ma serve, te l’ha detto il maestro e a te ti sembra una cazzata, ma quindici anni dopo serve. In effetti. Maledetta gioventù. Che non crede mai a niente. E tu scrivi, ti fa male la mano, ma poi, dopo, va a finire che serve. Non si sa quando, ma serve. E poi arriva. Ecco. L’importante è che arrivi. Non si sa dove, ma arriva. E bisogna avere fiducia che poi tu scrivi bene, e smettila di sottovalutarti che te lo dicono sempre tutti. Sì, ma tutti tutti… Tutti… E mica siamo delle pecore, magari tutti si sbagliano. Ma intanto le lasci andare… Le parole, una dietro quell’altra, rotonde, morbide, nere, sul bianco, del foglio. E senti il ritmo che incalza, che aumenta, che entra, senza bussare, poi arriva la passione. Poi non si capisce più ed è solo un tripudio di inchiostro e carta e sono loro che comandano. L’importante è arrivare. Il viaggio non è sicuro, guidano loro… Ma l’atterraggio dicono di sì. Chi lo dice? Ah… boh? Lo dicono. L’importante è che lo dicano. E poi il tè è finito, sono le 8, è tardi, è finita. Sono 300 parole? Boh? Non importa.
Togli. Il cappuccio. Alla penna. Metti. Il punto. Sul foglio.
E la chiudi.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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