Treni

Milano Centrale. Il treno transalpino 9241 entra lentamente sotto le volte liberty inizio XX° secolo della stazione di Milano.
Milano grigia, oggi un po’ meno del solito. Timido sole e cielo quasi azzuro di un pomeriggio di mezzo autunno.
Chiara si è alzata con ampio anticipo. Per essere la prima a schizzare giù dal treno appena si sarà fermato. Dieci minuti appena per percorrere tutto il binario, fare il biglietto alla macchinetta, attraversare tutto il resto della stazione e saltare sul regionale per Bologna che verosimilmente partirà al binario 21 alle 15.20.
Adrenalina che sale in proporzione inversa al rallentamento del treno. Musica in cuffia, forte. Senza è sicuro che non ce la potrà mai fare. Pronta a correre, tamburella con le dita sul tubo di cartone dei poster.
Mentre il treno si ferma lentamente Chiara pensa a tutti i treni presi in questi anni. Pensa alle corse sui binari, agli addii, alle lacrime mentre si aspetta impazienti il fischio.
Poi il treno si ferma del tutto e lei schizza fuori. Corre sul binario. Si rende conto che corre più per correre. Corre per la sensazione delle gambe attive, del fiatone, della soddisfazione di prendere il treno al volo e di avercela fatta.
Pensa a tutte le altre corse. Quelle utili, necessarie. Quelle inutili, fatte solo per sentirsi vivi.
Come quella volta a Torino. Correva a fianco a un altro ragazzo. Sono arrivati con solo 30 secondi di ritardo. L’hanno salutato in lenta partenza il treno per Cuneo. Si son guardati stravolti e hanno sorriso. Lei andava a raggiungere un amore, là sulle migliori montagne che abbia mai visto. Forse migliori solo per via dell’amore o forse migliori per davvero. Lui andava… chissà?
O a Madrid, di sera. Una corsa folle per riempire la borraccia d’acqua prima di imbarcarsi per tutta la notte verso Barcellona.
E ancora a Pisa. In sei minuti è scesa di casa, ha corso, fatto il biglietto e preso con un minuto di anticipo il treno per Firenze.
E Firenze… Lei sul treno e lui che la tira per la cintura, che vuole che scenda. Lei che non sa resistere e vuole solo scendere… cazzo… Non si può, non si può.
Una notte folle, da Bologna a Mestre. Mezz’ora prima telefona, mezz’ora dopo ha fatto la doccia, la valigia, il biglietto ed è su un treno. Tre ore dopo fa l’amore sul tappeto di una casa sconosciuta.
Tante mattine grigie, molto molto presto. Il maledetto treno per Forlì sullo stesso maledetto binario del maledetto treno per Genova. Mica è facile scegliere quale prendere. Chiara è troppo razionale… finisce sempre per prendere il maledetto treno giusto…
Poi un pomeriggio strano… Il maledetto treno per Genova vince su tutti. In mezz’ora di nuovo… doccia, valigia, biglietto, culo sul sedile e si va.
I treni francesi ancora. Cominciano ad essere parecchi…
Quello di Toulouse… Così stanca di tanti giorni di seguito senza fermarsi mai. Prova a dormire ma non ce la fa, continua solo a piangere e pensare, piangere e pensare.
E quello di Bordeaux. Un altro uomo che la ama ma non sa come fare. Un altro che lei potrebbe amare, ma forse non è abbastanza.
E adesso corre sul binario 7 di Milano Centrale. Corre forte solo per correre. Lo sa benissimo che dieci minuti bastano e avanzano. È stanca morta perché non ha dormito, ma ha un’energia… E corre. Tutto il binario, poi il biglietto, poi verifica: sì, è al 21. Oblitera e ci salta su. Restano ancora 6 minuti.
Ottimo.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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