Cap Ferret Gironde, 33

I cavalloni enormi arrivano in diagonale sulla riva con una violenza considerevole. I surfisti se ne giovano come bambini tra i giochi al parco. C’è tuttun’atmosfera di eccitazione e di gioia che li prende, che alimenta i loro rapidi sprint e poi il salto sulla tavola e poi la rapida cavalcata. C’è anche una sorta di competizione sottile che li infervora e non li fa smettere mai, finché non fanno una cavalcata da record oppure l’oceano decide di portarsi via il giocattolo e tutt’a un tratto è finita, più nemmeno un cavallone, solo timidissime ondicine che arrivano dolcemente a riva e ti solleticano al massimo le ginocchia.
Ancora un’altra onda si infrange enorme sul bagnasciuga mentre Chiara esita ancora camminando su e giù a riva, i piedi che godono dell’acqua fredda, gli occhi che seguono le dita muoversi tra i riflessi del sole sull’acqua e le linee delle ossa che le disegnano un piede sempre più femminile, sempre meno tondo da bimba, sempre più affilato da donna.
Apre bene le dita sulla sabbia camminando, pensa com’è cambiato il suo equilibrio, la sua stabilità nel mondo grazie soltanto ad una piccola oretta di yoga a settimana. Ma poi beh… non è quell’ora. È lei che è cambiata.
L’oceano fa così. Costringe alla filosofia e all’autovalutazione. Io qui e ora, piccolo davanti a questa enormità. Si può solo finire a farsi delle domande…
Chiara cammina e guarda il sole, esita e ci si fa baciare. Poi si gira e dà le spalle al sole, esita e ci si fa bruciare le spalle. Lucertolotica piccola donna del sud.
Poi basta.
Comincia a correre come una matta tarantolata, sollevando altissimi i piedi per fare più spruzzi e cedere il meno possibile all’inerzia dell’acqua. E l’onda se la prende con violenza inaudita e per un instante la inghiotte tra gli spruzzi crudeli e lei si fa passare sopra tutta quell’acqua e lascia il suo corpo perdersi nella resistenza della corrente. E sopra e sotto e dietro e davanti e a destra e a sinistra è solo oceano.
Poi riemerge col reflusso, si alza in piedi e ride di gusto, un altro bacio del sole, un altro occhiolino al vento. Una bimba. Coi cavalloni. D’estate. Ha paura delle onde, ma come si diverte…

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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