Verde emiliano

Sali nel vagone in anticipo. Il treno inizia la sua corsa qui e fa capolinea alla stazione di Bologna, un’ora e dieci più tardi. Non ti devi preoccupare di niente.
Ti metti a leggere. Un libro bello di cui ti mancano solo 40 pagine. Resti combattuta. Da un lato non c’è fretta perché fa parte di quei libri che poi ti mancano quando li hai finiti, dall’altro vuoi sapere come continua la storia. Ti costringi ad un piccolo inutile compromesso con te stessa: va bene, leggo. Ma lentamente.
Sai bene che il ritmo non lo fai mai tu. È il libro che comanda. Sempre. Lui ti sceglie, lui si fa leggere, lui decide quando il tempo narrativo ti costringe ad accelerare tuo malgrado.
Poi il treno parte che neanche ti accorgi.
Lo sai solo quando non riesci più a leggere. Lo spettacolo d’arte varia della campagna al di là del vetro ti distoglie inevitabilmente. Gli occhi, pur volendo, non riescono più a rimanere sulla pagina, la testa, pur leggendo, non sta concentrata sulle parole, ma le lascia correr via mute.
Il marrone e soprattutto il verde si mangiano ogni cosa nello scorrere veloce delle immagini.
È un verde dalle tonalità un po’ sbiadite, rarefatto di foschia e umidità. Non diventa mai verde brillante da queste parti e contrasta sempre con il marrone, senza incontrarlo mai per davvero.
Una campagna così diversa da quella francese, così piatta e verde intenso misto a giallo vivo. Qui ci sono case sempre, là non ci sono mai, a perdita d’occhio.
Torni con gli occhi al vagone. Scopri lo sguardo di un altro passeggero. Ti guarda e guarda il libro che leggi.
Ti chiedi se per caso si stia chiedendo se sei francese, già che leggi un romanzo francese. Sì, è evidente che se lo sta chiedendo, data la curiosità che mostra.
Poi pensi: ma ti sembra che io abbia l’aria della francese?
Lui abbassa lo sguardo docile, come succede sempre quando ci si fa scoprire.
E tu torni al tuo verde. E al marrone.

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Informazioni su chiara mazza

Classe '82, sono dottore di ricerca in linguistica, amo le lingue e i viaggi, la psicologia, le filosofie. Mi piacciono soprattutto le parole. E le storie fatte di parole. E i pezzi di parola che fanno le storie. E il parmigiano. A scaglie, con l'aceto balsamico sopra.

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